giovedì 7 maggio 2009

Repetita iuvant? Non nel caso degli interventi per la ricostruzione (di E. Di Stefano)

È arrivato, un po’ in sordina, il decreto legge sul terremoto (GU n. 98 del 29-4-2009).L’Espresso ha subito parlato di beffa, una sfollata ha scritto al Messaggero in cui accusa lo Stato di aver ingannato gli italiani. Altre polemiche si segnalano qui e , mentre il resto della stampa tace sull’argomento. L’accusa è che i soldi siano finti (come si usa dire), pochi e troppo diluiti nel tempo. Ma come si fa a dire se le misure proposte sono buone? Penso un buon approccio sia confrontarle con quanto si è fatto per il terremoto dell’Umbria e Marche del 1997. Prendo quello come termine di paragone perché sono stata spesso in Umbria in questi anni e penso che la ricostruzione dopo il sisma del 1997 abbia funzionato. A occhio e croce (Tavola 1), direi che il terremoto di quest’anno ha fatto più danni: il triplo degli sfollati e in numero di decessi 30 volte maggiore. Tavola 1: Danni materiali Intensità (scala Richter)1997: 5,7 - 2009: 5,8 Comuni colpiti 1997:76 - 2009: 58 Decessi 1997: 11 - 2009: 298* Sfollati 1997: 22604 - 2009:65000* * dato provvisorio Passiamo adesso alle cifre: per la sola regione Umbria, lo Stato ha sborsato finora 4,5 miliardi in 12 anni, 200mila a sfollato (vedi i dati dei finanziamenti ricevuti). Per l’Abruzzo sono previsti 4,1 miliardi in 24 anni, 63mila a sfollato. Meno soldi in più tempo. Questo è vero. Andiamo infine alle modalità di finanziamento. Cioè, chi paga? Nel caso dell’Umbria, la maggior parte delle risorse destinate alla ricostruzione della prima casa sono state effettuate dalla Regione con oneri a carico dello Stato. Per l’Abruzzo, invece, solo un terzo dell’importo sarà a carico dello Stato, peraltro fino ad un massimo di 150mila euro ad abitazione, non a intervento). Il resto è diviso in credito d'imposta (50mila) e mutuo agevolato (50mila). Insomma, una cosa è certa: le misure adottate non sono le stesse di quelle usate in Umbria, nonostante quelle abbiano avuto successo. Come al solito, non riusciamo ad imparare dal passato.

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